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Essere Presi, l’esperienza di essere riconosciuti nella propria soggettività

Psicologia a cura di il 16/09/2026

Tra le esperienze di base che contribuiscono alla costruzione dell’identità e della sicurezza relazionale vi è quella dell’Essere Presi.

Essere Presi significa fare esperienza del fatto che la propria soggettività viene riconosciuta dall’altro. Significa sentirsi visti non soltanto come qualcuno che ha bisogno di cura, sostegno o protezione, ma come una persona specifica, con un proprio mondo interno, desideri, emozioni, inclinazioni, tempi e modalità di essere.

È l’esperienza profonda di poter sentire:

“Qualcuno si accorge di me.”

Non semplicemente della mia presenza, ma di chi sono.

Fin dalle prime fasi dello sviluppo, il bambino ha bisogno di incontrare nell’altro una capacità di riconoscimento sufficientemente sensibile. L’adulto si accorge delle sue espressioni, distingue la paura dalla curiosità, la stanchezza dall’agitazione, riconosce ciò che lo interessa e risponde in modo sufficientemente sintonizzato.

Attraverso queste esperienze il bambino non riceve soltanto una risposta ai propri bisogni. Riceve anche la conferma che la propria esperienza interna esiste, è riconoscibile e ha valore nella relazione.

Essere Presi significa essere nella mente dell’altro

L’Essere Presi ha una particolare dimensione intersoggettiva.

Sentirsi presi significa poter sperimentare che l’altro ha una rappresentazione di noi, si interessa a ciò che viviamo e tiene conto della nostra specificità.

Un bambino può sentirsi preso quando il genitore si accorge che oggi desidera qualcosa di diverso, riconosce una sua particolare sensibilità o comprende che dietro un determinato comportamento c’è un’emozione.

Non è necessario che l’adulto esaudisca ogni desiderio.

Essere Presi non significa essere accontentati.

Un bambino può sentirsi profondamente riconosciuto anche quando l’adulto pone un limite, se quel limite viene dato tenendo conto della sua esperienza e della sua individualità.

La differenza fondamentale è questa: non tutto ciò che desidero deve essere soddisfatto, ma ciò che provo può essere visto e considerato.

Questa distinzione è fondamentale per lo sviluppo di una soggettività autonoma.

Dall’Essere Presi nasce il senso di essere qualcuno

Quando una persona viene riconosciuta nella propria esperienza, può progressivamente costruire un senso più stabile di sé.

Impara a distinguere ciò che piace da ciò che non piace, ciò che desidera da ciò che gli altri si aspettano che desideri, ciò che sente da ciò che gli altri si aspettano che senta.

In altre parole, sviluppa la possibilità di dire:

“Questo sono io.”

L’esperienza dell’Essere Presi contribuisce quindi alla formazione di una identità personale differenziata, nella quale il soggetto può riconoscere i propri bisogni e desideri senza doverli necessariamente conformare a quelli dell’altro.

Da questa base possono svilupparsi maggiore autenticità, capacità di ascoltarsi e libertà nell’esprimere la propria soggettività.

Quando l’esperienza dell’Essere Presi è insufficiente

Quando una persona è stata poco riconosciuta nella propria soggettività, può diventare difficile comprendere ciò che realmente sente o desidera.

Il bambino può imparare che ciò che conta non è tanto la propria esperienza quanto ciò che l’ambiente si aspetta da lui.

Può così sviluppare una particolare sensibilità verso i bisogni e le aspettative degli altri, fino a perdere progressivamente il contatto con i propri.

Da adulto può allora vivere secondo domande come:

“Cosa vogliono da me?”

“Come dovrei essere?”

“Cosa devo fare per essere apprezzato?”

piuttosto che:

“Cosa sento?”

“Cosa desidero?”

In alcune persone questo può tradursi in un forte bisogno di approvazione e riconoscimento; in altre, in un adattamento eccessivo o nella difficoltà a mostrare i propri bisogni per timore che non vengano considerati.

Il nucleo comune può essere una difficoltà nel sentirsi soggetto legittimo della relazione.

Essere Presi non significa essere al centro

È importante non confondere l’Essere Presi con l’essere continuamente al centro dell’attenzione.

Si può ricevere molta attenzione e, allo stesso tempo, non sentirsi realmente riconosciuti.

Si può essere osservati senza essere compresi, accuditi senza essere conosciuti, protetti senza che venga riconosciuta la propria individualità.

Essere Presi implica qualcosa di più sottile: l’altro si orienta verso di me cercando di cogliere chi sono, senza sostituire la propria rappresentazione alla mia esperienza.

Per questo l’Essere Presi è strettamente collegato alla possibilità di sviluppare una soggettività autentica.

Essere Presi nelle relazioni adulte

L’esperienza dell’Essere Presi continua naturalmente anche nell’età adulta.

In una relazione affettiva, sentirsi presi significa percepire che l’altro conosce e considera il nostro modo di essere.

Non significa essere continuamente rassicurati o accontentati. Significa sapere che la propria esperienza ha un posto nella mente dell’altro.

Un partner che si ricorda ciò che ci ferisce, riconosce ciò che ci entusiasma, tiene conto dei nostri tempi o si accorge di un cambiamento nel nostro modo di stare può offrire un’esperienza di questo tipo.

Anche nelle amicizie, nel lavoro e nelle relazioni professionali possiamo sperimentare l’Essere Presi quando sentiamo che il nostro contributo, il nostro modo di pensare e la nostra specificità non vengono trattati come elementi intercambiabili.

Essere Presi e capacità di scegliere

Una conseguenza importante dell’Essere Presi riguarda la possibilità di sviluppare una maggiore capacità di scelta.

Se l’altro riconosce la mia soggettività, io posso progressivamente imparare a riconoscerla a mia volta.

Posso ascoltare ciò che sento, riconoscere ciò che desidero, scegliere e anche dire di no.

In questo senso, l’esperienza dell’Essere Presi non produce dipendenza dall’altro, ma può costituire una delle condizioni relazionali attraverso cui si sviluppa l’autonomia.

L’altro mi riconosce come soggetto e, proprio per questo, mi permette progressivamente di diventare soggetto delle mie scelte.

Essere Presi e psicoterapia

La dimensione dell’Essere Presi può avere un’importanza particolare nel lavoro psicoterapeutico.

Il paziente non ha bisogno soltanto di essere ascoltato. Ha bisogno di poter sperimentare una relazione nella quale la propria esperienza venga riconosciuta nella sua specificità, senza essere immediatamente ridotta a una diagnosi, a un sintomo o a una categoria.

Il terapeuta presta attenzione alle parole, ma anche ai silenzi, alle esitazioni, ai cambiamenti emotivi, alla postura, al tono della voce e alle modalità attraverso cui la persona entra in relazione.

Questo permette progressivamente al paziente di fare esperienza di qualcosa che può essere stato fragile o carente nella propria storia:

“La mia esperienza può essere vista senza essere cancellata, giudicata o sostituita da quella dell’altro.”

La relazione terapeutica può così diventare uno spazio nel quale la persona recupera la possibilità di riconoscersi, dare valore alla propria esperienza e sviluppare maggiore libertà nel manifestare ciò che sente e desidera.

Quattro esperienze diverse

Per comprendere la specificità dell’Essere Presi, è utile distinguerlo dalle esperienze di base che gli sono più vicine.

Essere tenuti significa poter lasciare il proprio peso nell’altro e sperimentare sostegno e contenimento.

Essere Presi significa sentirsi riconosciuti nella propria soggettività: “Mi vedono per quello che sono.”

Essere protetti significa poter fare esperienza di sicurezza di fronte a un pericolo o a una minaccia: “Qualcuno si prende cura della mia sicurezza.”

Essere guidati significa poter ricevere orientamento quando non si possiede ancora una direzione sufficientemente chiara: “Qualcuno mi accompagna mentre imparo a trovare la mia strada.”

Sono esperienze che possono intrecciarsi nella stessa relazione, ma non sono equivalenti.

Si può essere protetti senza sentirsi realmente riconosciuti.

Si può essere tenuti senza essere compresi nella propria individualità.

Si può essere guidati senza che l’altro abbia realmente colto chi siamo.

L’Essere Presi introduce quindi una dimensione specifica: il riconoscimento della persona come soggetto unico e irriducibile.

È l’esperienza attraverso cui l’altro, implicitamente, comunica:

“Ti vedo. Mi accorgo di te. Sei diverso dagli altri e questa tua differenza per me conta.”

Ed è anche attraverso questa esperienza che una persona può arrivare, nel tempo, a poter dire con maggiore sicurezza:

“So chi sono. So cosa sento. So cosa desidero. Posso essere me stesso nella relazione con l’altro.”

 

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