Funzionamenti di base a cura di il 28/08/2026
La Protezione come Esperienza di Base del Sé
L’Essere Protetti costituisce un’Esperienza di Base del Sé attraverso la quale il bambino può sviluppare una fiducia originaria nella possibilità di abitare il mondo senza doversi difendere continuamente da esso. È il naturale corollario dell’Essere Contenuti e dell’Essere Tenuti, ma introduce una qualità specifica, quella dell’intenzionalità.
Contenere significa offrire uno spazio sufficientemente sicuro nel quale poter esistere. Tenere significa sostenere e non lasciare cadere. Proteggere significa invece intervenire attivamente, riconoscendo ciò che può costituire una minaccia e assumendosi la funzione di allontanarla.
Il bambino può così interiorizzare progressivamente un’esperienza fondamentale, quella secondo cui il pericolo non deve essere affrontato necessariamente da solo e la propria sicurezza può essere affidata, almeno inizialmente, a qualcuno che sa riconoscere ciò che accade e agire in sua difesa.
Da questa esperienza prende forma una fiducia che non è soltanto psicologica, ma anche corporea. Il bambino può progressivamente imparare che non è necessario rimanere sempre contratto, vigile e pronto a reagire, perché esiste un altro capace di occuparsi di ciò che ancora non può gestire autonomamente.
Quando l’Esperienza dell’Essere Protetti è carente
Quando questa Esperienza non è stata sufficientemente presente, stabile o adeguata, può rimanere una frattura nella percezione fondamentale della sicurezza. La persona può crescere con la sensazione implicita che il mondo sia un luogo nel quale bisogna continuamente difendersi e che la protezione, quando serve, non sia necessariamente disponibile.
Nella vita adulta questo può tradursi in una ricerca intensa di protezione. Ma il problema non consiste semplicemente nel desiderare qualcuno accanto. Riguarda soprattutto la capacità di discriminare.
Chi non ha potuto costruire adeguatamente questa esperienza può infatti cercare protezione nelle persone sbagliate, affidandosi a figure instabili, manipolative o inaffidabili, mentre può contemporaneamente percepire come minacciose proprio quelle presenze che potrebbero offrire sicurezza.
Il bisogno di protezione può quindi alterare la capacità di riconoscere la protezione stessa.
Si determina una condizione paradossale, nella quale la persona cerca qualcuno che possa finalmente metterla al sicuro, ma proprio l’intensità del bisogno può renderla meno capace di valutare realisticamente chi sia affidabile e chi, invece, debba essere tenuto a distanza.
L’Allerta come Protezione dalla Mancanza di Protezione
Una delle conseguenze più significative della carenza di questa Esperienza riguarda la costruzione di uno stato di Allerta permanente.
Se nessuno protegge, bisogna essere pronti a proteggersi da soli.
Il bambino può allora sviluppare precocemente una modalità di funzionamento fondata sulla vigilanza, sull’anticipazione e sul controllo dell’ambiente. Il corpo impara a non abbassare completamente la guardia, perché il rilassamento può essere implicitamente associato alla possibilità di essere colti impreparati.
L’Allerta diventa così una sorta di protezione dalla mancanza di Protezione.
Nell’adulto questo funzionamento può manifestarsi come Ipervigilanza, bisogno di controllare, attenzione eccessiva ai comportamenti degli altri, sensibilità ai segnali di possibile minaccia, difficoltà a fidarsi e tendenza ad anticipare continuamente ciò che potrebbe andare storto.
Anche il corpo può rimanere organizzato secondo questa logica. La muscolatura mantiene un certo grado di contrazione, il respiro può perdere profondità e l’organismo può faticare a passare dalla mobilitazione alla quiete.
Non si tratta semplicemente di una persona che pensa troppo. È una persona il cui sistema psicocorporeo ha imparato che essere vigili è più sicuro che lasciarsi andare.
Il paradosso è evidente. Una modalità nata per proteggere può diventare essa stessa una condizione di sofferenza, perché impedisce di sperimentare fino in fondo il riposo, la fiducia, l’abbandono e la possibilità di sentirsi al sicuro.
Dalla Vigilanza alla Capacità di Proteggersi
Quando l’Essere Protetti viene sufficientemente integrato, qualcosa cambia radicalmente nel funzionamento della persona.
Non è più necessario essere continuamente vigili per sentirsi al sicuro. La persona può sviluppare la capacità di discriminare il pericolo reale da quello anticipato, riconoscere le situazioni nelle quali è opportuno attivarsi e quelle nelle quali può invece rilassarsi.
Può imparare a stabilire confini, chiedere aiuto, affidarsi, scegliere le relazioni e interrompere quelle che risultano dannose. Può sviluppare una maggiore capacità di orientamento e di valutazione, senza essere costretta a interpretare ogni situazione attraverso il filtro della minaccia.
La Protezione interiorizzata diventa così una premessa dell’Autonomia. Paradossalmente, sentirsi sufficientemente protetti permette di non avere continuamente bisogno di essere protetti.
La persona può assumersi responsabilità, affrontare l’incertezza, sperimentare situazioni nuove e sostenere una quota fisiologica di rischio senza vivere ogni esposizione come un pericolo.
Può inoltre imparare a proteggere sé stessa e gli altri senza trasformare la protezione in controllo, sacrificio o iper-responsabilità.
L’Esperienza dell’Essere Protetti in Psicoterapia
Il lavoro terapeutico mira quindi non semplicemente a rassicurare, ma a favorire una nuova esperienza, progressivamente integrata sul piano corporeo, emotivo, relazionale e cognitivo.
Il corpo può imparare che non è necessario rimanere sempre in Allerta. La mente può sviluppare una maggiore capacità di discriminazione. La relazione può diventare uno spazio nel quale è possibile affidarsi senza perdere sé stessi.
L’obiettivo non è eliminare la capacità di difendersi, ma renderla proporzionata, flessibile e funzionale. Una persona sufficientemente protetta non è una persona che non percepisce il pericolo, ma una persona capace di riconoscerlo e di reagire quando serve, senza dover vivere permanentemente nella sua anticipazione.
L’Essere Protetti, quando diventa un’Esperienza realmente interiorizzata, consente dunque un passaggio fondamentale, dalla necessità di stare sempre in guardia alla possibilità di sentirsi al sicuro anche quando nessuno sta proteggendo direttamente, dalla ricerca indiscriminata di protezione alla capacità di scegliere da chi riceverla, dalla dipendenza alla fiducia, dalla vigilanza permanente alla libertà di vivere.
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